«L'etica nella professione degli operatori sanitari penitenziari»
Date of article: 14/10/2014
Daily News of: 14/10/2014
Country:
Italy
- Marches
Author:
Article language: it
Workshop Regionale Di Medicina Penitenziaria
Congress Hotel Excelsior Pesaro – Venerdì 26 Settembre 2014
CON IL PATROCINIO DI :
Regione Marche Provincia di Pesaro-Urbino Comune di Pesaro
ASUR Marche Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Pesaro-Urbino
RAZIONALE DEL CONGRESSO
Il carcere è un concentratore di patologia innanzi tutto sociale, ma anche medica ed in particolare infettivologica; vi sono presenti, infatti, elevate proporzioni di individui affetti da patologie infettive ad alto rischio con prevalenze anche di 20 – 30 volte superiori a quelle rilevate nella popolazione libera nazionale. Nel corso degli ultimi anni la popolazione detenuta, rappresentata da circa 60.000 persone giornalmente residenti nei 204 Istituti Penitenziari italiani, ha raggiunto una percentuale di stranieri pari al 40%, mentre i tossicodipendenti sono scesi al 27%. La prevalenza dell'infezione da HIV è del 5%, le persone anti-HCV+ sono il 33% e quelle HBsAg il 6%.
In questo ambiente particolarmente difficile, si muove il personale sanitario, medici, infermieri psicologi, tra mille difficoltà burocratiche, organizzative, etiche. La sfida quotidiana a cui sono sottoposti questi operatori rende merito alla loro alta professionalità. La crisi attuale e il passaggio della medicina penitenziaria al Servizio Sanitario Regionale e quindi alle varie ASL, ha accentuato i problemi in un ambiente, quale quello del carcere, in cui tutto viene drammaticamente amplificato. A distanza di oltre sei anni dal passaggio, infatti, restano sul campo numerosi problemi. La gestione delle ASL ha creato all’interno dei diversi istituti penitenziari sistemi organizzativi frammentari. Le ASL, inoltre, non hanno né i mezzi né il know- how necessari per operare nei luoghi di restrizione della libertà. In epoca di spending review, con la sanità pubblica che subisce continui tagli, le carceri e chi vi opera appaiono come le vittime predestinate ad essere relegate ad un sistema sanitario di serie B se non di serie C. Serve dunque una regia nazionale e non una frammentazione delle organizzazioni e soprattutto la presenza di persone competenti e dedicate.
