Casa Circondariale di S. Vittore: la visita del Garante

Date of article: 06/10/2017

Daily News of: 10/10/2017

Country:  Italy - Lombardy

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Article language: it

Martedì 26 ottobre il Difensore regionale Carlo Lio, accompagnato da alcune collaboratrici, si è recato presso la Casa Circondariale di S. Vittore. Dal giorno dell’insediamento nel maggio scorso questa è stata la prima uscita in qualità di Garante dei detenuti a cui seguiranno entro i prossimi mesi le visite a tutti gli istituti di detenzione lombardi.

In questa occasione il Difensore ha incontrato la Direttrice Gloria Manzelli e la Direttrice aggiunta Teresa Mazzotta che hanno illustrato la situazione generale dell’istituto e le sue criticità.

La struttura di San Vittore risale al 1879 ed è stata volutamente costruita seguendo il modello settecentesco del panopticon ossia un corpo centrale da cui si diramano a raggiera sei bracci di tre piani l’uno che doveva dare l’impressione di permettere ad un unico sorvegliante di osservare i soggetti detenuti senza che questi potessero realmente sapere quando fossero controllati.

Due raggi sono chiusi e in ristrutturazione ormai da diversi anni e al momento non si hanno notizie circa il loro completamento. Mezzo raggio è in ristrutturazione da qualche mese e la direzione conta di poterlo riaprire entro fine anno.

Al momento della visita in istituto erano presenti 945 detenuti di cui 83 donne.

Trattandosi di una Casa circondariale l’istituto ospita principalmente detenuti in attesa di giudizio e registra in media 20/25 nuovi ingressi al giorno.

Particolare attenzione è riservata, anche dal punto di vista trattamentale, all’accoglienza dei nuovi giunti che affrontano il delicato momento dell’inserimento in una struttura carceraria.

Il 67% della popolazione detenuta è straniera ed è di per sé portatrice di ulteriori problematiche oltre a quelle contingenti lo stato di detenzione: difficoltà linguistiche, sporadici o assenti contatti con la rete familiare, situazione di irregolarità. Molti stranieri sono anche extracomunitari, arrivati nel nostro paese clandestinamente dopo varie vicissitudini, le cui storie personali di vita fuori dal carcere rivelano condizioni di estremo degrado, sia morale che fisico.

Questo cambiamento nella popolazione carceraria ha accentuato la frequenza rispetto al passato di problematiche di natura psichiatrica e patologie riconosciute come causa di infermità mentale.

Inoltre anche i soggetti già destinatari di una misura di sicurezza, le cui condizioni psichiche le rendono incompatibili con la detenzione, in alcuni casi sono trattenuti presso il carcere in attesa della disponibilità effettiva del posto presso la REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza).

Le REMS sono strutture di cura e reinserimento per autori di reati giudicati infermi o semi-infermi di mente, entrate in funzione quest’anno a seguito dell’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) disposta nel 2014. Dovrebbero pertanto accogliere solo persone per cui sia stata disposta in sede processuale una misura di sicurezza. Invece capita sovente che vi siano ricoverate persone destinatarie di misure provvisorie (analogamente alla custodia cautelare) che manifestano comportamenti che vengono etichettati come psichiatrici per le quali poi in giudizio vengono espresse valutazioni diverse.

Questo uso improprio delle REMS sta causando lunghi tempi di attesa – nell’ordine di 2/5 mesi – nel ricovero di persone effettivamente destinatarie di una misura di sicurezza che pertanto vengono illegittimamente trattenuti in carcere. Le REMS accolgono persone incapaci di intendere e di volere e quindi prive di titolo detentivo, diversamente dai reparti di osservazione psichiatrica fino a 30 giorni, come il CONP di San Vittore o le articolazioni psichiatriche di alcuni istituti, come Pavia, che ospitano invece persone con titolo detentivo.

San Vittore inoltre è sede di un Servizio Medico Multiprofessionale Integrato, con presenza di personale sanitario medico ed infermieristico sulle 24 ore, che garantisce oltre alle prestazioni sanitarie di base anche prestazioni specialistiche e il Centro clinico specializzato in psichiatria e tossicodipendenza ospita anche detenuti provenienti, per ragioni di cura, da altre regioni.

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