L’intervento del Garante dei Diritti

Date of article: 13/07/2016

Daily News of: 20/07/2016

Country:  Italy - Marches

Author:

Article language: it

img

A Palazzo dei Priori di Fermo l’incontro congiunto tra il Consiglio regionale e quelli provinciale e comunale di Fermo, dopo la morte di Emmanuel Chidi Namdi. Il Presidente dell’Assemblea legislativa ha ribadito la necessità di una stretta collaborazione tra le diverse istituzioni. Presenti all’iniziativa la Vicepresidente della Giunta, Anna Casini, gli assessori Fabrizio Cesetti ed Angelo Sciapichetti, diversi consiglieri ed il Garante dei diritti, Andrea Nobili.

“La nostra - ha detto Nobili - non è una regione razzista, come non lo è il nostro Paese, l’Italia. Molto sono gli esempi positivi, con i quali è stata data concretezza a valori quali accoglienza e inclusione sociale, da parte di istituzioni, associazioni e singoli cittadini.

Ho ancora negli occhi la toccante e intensa cerimonia funebre con cui tutti insieme abbiamo dato l’ultimo saluto a Emanuel: i riti e le parole con cui è stata vissuta una partecipazione condivisa, senza distinzioni tra nazionalità e colori della pelle.

A livello istituzionale la nostra regione, unica in Italia, si è dotata di uno strumento che integra le attività che vengono poste in essere dai soggetti che operano nel settore, per favorire l’inserimento sociale degli stranieri.

L’art. 7 bis della legge 23/2008 prevede espressamente una competenza in capo al difensore Civico regionale (che mi piace chiamare Garante dei diritti) che ha possibilità di intervenire per contrastare le discriminazioni nei confronti dei cittadini stranieri immigrati”.

“Per dare la migliore attuazione a questa previsione legislativa – ha proseguito il Garante - è stata sviluppata sul territorio una rete composta da una pluralità di soggetti che abbiamo chiamato No.Di. (No Discrimination) per operare attentamente in ogni parte del nostro territorio.

Non possiamo però nasconderci che le nostre comunità risentono di una grande fragilità economica e sociale, per certi versi inedita, che rendono senza dubbio più impegnativa la declinazione di una generosità sociale.

A tal proposito mi piace ricordare un’affermazione di una grande intellettuale, scomparsa qualche anno fa, Miriam Mafai, la quale sottolineava il rischio che la tolleranza potesse diventare uno status symbol che non tutti possono permettersi.

E allora diventa necessario lavorare, senza lasciarsi condizionare da facili retoriche, per individuare un punto di equilibrio che consenta di coniugare solidarietà e accoglienza verso chi fugge da guerre e miserie, con una compiuta tutela dei diritti sociali della cittadinanza.

Ciò a partire dalla condanna di ogni pregiudizio razzista, senza se e senza ma; le manifestazioni di violenza razzista che, anche se poste in essere da un singolo individuo, affondano le loro radici in un immaginario che costituisce il terreno fertile di certi episodi, che non possono essere semplificati e banalizzati.

Così come va contrastato con ogni mezzo il furore integralista religioso che semina morte in ogni parte del mondo e che ha condotto alla tragica fine dei nostri concittadini nel Bangla Desh. Un integralismo che vuole spazzare via quei valori democratici che sono alla base delle espressioni di solidarietà sociale e integrazione culturale.

La giustizia penale si occuperà di vagliare esattamente le colpe di chi ha posto in essere la violenza che ha condotto alla morte del povero Emanuel e di comminargli una pena giusta.

A noi, al resto della società, spetta invece il compito di continuare interrogarci su cosa costituisce il retroterra di quell'omicidio, come sempre bisogna fare nei casi di violenze contro le donne, contro gli omosessuali, contro gli stranieri.

E a impegnarci per consentire a una comunità intera di riconoscerci in quei valori che ci consentono di definirci umani”.

Read more