In rete il passato non muore mai, o quasi. Cosa significa “diritto all’oblio” e chi può richiederlo

Date of article: 12/04/2016

Daily News of: 12/04/2016

Country:  Italy - Lombardy

Author:

Article language: it


  • diritto-all-oblio1Nell’epoca in cui viviamo, nell’odierna società globalizzata e interconnessa, ciò che finisce in rete ci resterà per sempre e anche notizie vecchie e non più attuali restano visibili dando luogo a volte una vera e propria gogna mediatica.

    Alcuni anni fa nell’ambito di una vasta operazione di polizia relativa a traffico di droga internazionale, un uomo viene arrestato, tra gli altri per un reato minore connesso a tale evento criminoso.
    L’uomo in questione viene condannato, sconta la pena e inizia il suo percorso di recupero e reinserimento nella società. Incomincia a lavorare e e cerca di recuperare il tempo perduto nelle relazioni familiari a causa delle sue scelte. In particolare il suo impegno è diretto soprattutto a ristabilire il suo ruolo e le sue responsabilità genitoriali nei confronti della propria figlia pre-adolescente.
    Non rinnega il proprio passato, né le proprie responsabilità però vorrebbe che il mondo, per quanto possibile, gli permettesse di andare avanti e far conoscere l’uomo che è ora, senza dover temere che il suo passato riemerga all’improvviso.
    Il punto è che digitando il suo nome e cognome in un motore di ricerca il primo risultato che compare è un vecchio articolo pubblicato sul sito di una nota testata nazionale nel quale è citato nell’ambito della narrazione della vicenda che ha comportato il suo arresto.
    Dopo aver contattato diverse volte sia la testata giornalistica sia il gestore del motore di ricerca senza nessun esito, il signore ha scritto al Difensore regionale lombardo chiedendoci di aiutarlo a tutelare la sua privacy e il suo diritto all’oblio.
    Il diritto all’oblio è il diritto di ogni persona, che come in questo caso abbia scontato la propria condanna, di rivendicare la rimozione del collegamento del proprio nome alla cronaca del fatto criminoso, non più di attualità e non più di interesse pubblico, in particolare se non si rivestono ruoli pubblici.
    Recentemente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza C-131/12 del 13 maggio 2014 è intervenuta riconoscendo il diritto della persona all’oblio rispetto a contenuti in rete che la riguardano ed è del 3 dicembre 2015 la prima sentenza di un tribunale italiano (Tribunale di Roma, Sezione I) che applica concretamente i principi della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
    Il Difensore regionale pertanto ha scritto al quotidiano interessato, all’ufficio legale del gestore del motore di ricerca chiedendo la deindicizzazione e l’eliminazione dei “tag” riferiti all’istante e all’Autorità del Garante della Privacy perché esprimesse il suo orientamento rispetto a quanto segnalato.
    Il Garante della Privacy ha successivamente comunicato che da accertamenti preliminari la ricerca del nominativo sui motori di ricerca non conduceva più all’articolo di cronaca in questione.

    Quando abbiamo comunicato l’esito dell’intervento all’istante, la sua soddisfazione era palpabile.
    Potrebbe essere superfluo sottolineare quanto ciò possa giovare ai fini della reinserimento nel tessuto sociale, lavorativo e delle relazioni familiari, se non che a volte la gente dimentica che proprio a questo, all’inclusione sociale, deve tendere la pena. E’ chiaro che se il passato è così facilmente collegabile al proprio nome il percorso risulta molto più difficile.

 

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Generalisierte Ausbildung in der Pflege

Date of article: 11/04/2016

Daily News of: 12/04/2016

Country:  Germany

Author:

Article language: de

Berlin: (hib/HAU) Die Bundesregierung hält an ihren Plänen für eine Generalisierung der Ausbildung zu den Berufen Krankenpfleger, Altenpfleger und Kinderkrankenpfleger fest. Das machte Bundesgesundheitsminister Hermann Gröhe (CDU) am Montag während einer öffentlichen Sitzung des Petitionsausschusses deutlich. Dabei wandte sich der Minister gegen die Einschätzung der Petentin Monika Otte, die sich für den Erhalt einer eigenständigen Gesundheits- und Kinderkrankenpflegeausbildung einsetzt. Eine Zusammenlegung der Ausbildung in den Pflegeberufen führt aus ihrer Sicht dazu, dass das Ausbildungsziel, "die vielfältigen Aufgaben des Pflegeberufes sicher zu übernehmen", nicht erreicht wird. Dies sei gefährlich für die Situation in Kinderkliniken, urteilte Otte. Zukünftige, generalistisch ausgebildete Pflegefachkräfte müssten über "Learning by doing am Kind" ihr nötiges Know-how erlangen.

"Die Grundausbildung der Fertigkeiten ist in vollem Umfang gewährleistet", befand hingegen der Bundesgesundheitsminister. Während derzeit im Verlauf der spezialisierten Ausbildung 700 Praxisstunden verpflichtend seien, finde sich in den Entwürfen für ein geändertes Pflegeberufegesetz ein Minimum von 600 Praxisstunden, "erweiterbar auf 1.400 Stunden". Dass nach der Ausbildung Weiterbildungen folgen, wie derzeit auch, werde sich nicht ändern, sagte Gröhe. "Es wird aber zu einer Vertiefung bei der Ausbildung kommen", prognostizierte er.

Das sah die Petentin, die als Kinderkrankenschwester am Universitätsklinikum Gießen arbeitet, anders. Das Eckpunktepapier stelle nicht die notwendige Spezialisierung für die Kinderkrankenpflege heraus. Durch die "Kann-Regelung" werde es Ausbildungseinrichtungen geben, die nur die Mindestzahl an Praxisstunden stattfinden lassen würden. So müssten examinierte Pflegekräfte nach der Ausbildung noch nachlernen, sagte Otte. Sie plädierte dafür, 1.600 Praxisstunden als Minimum festzuschreiben.

Den Verweis des Ministers auf erfolgreiche Modellprojekte, die gezeigt hätten, dass Generalistik richtig sei, ließ Otte nicht gelten. Von Kinderkrankenpflegern seien die Modellprojekte immer negativ bewertet worden, sagte sie. Dennoch seien sie schlussendlich als positive Empfehlung zusammengefasst worden. "Das wird der Sache nicht gerecht", so die Petentin, die die Befragung als "nicht repräsentativ" und "nicht korrekt zusammengefasst" bezeichnete.

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Ombudsman not getting involved in Janša tweet acrimony

Date of article: 24/03/2016

Daily News of: 11/04/2016

Country:  Slovenia

Author:

Article language: en

The Human Rights Ombudsman plans to stay out of the acrimony triggered by a social media post by Democrat (SDS) leader Janez Janša, despite being asked by several media to comment.

"When the alleged violator is a subject that does not hold public office or power, the specific relationship cannot be the subject of the Ombudsman's consideration."

"This also applies to the recent case concerning a politician's contentious tweet," the Ombudsman's Office said on Thursday.

The Ombudsman regularly warns that politicians and all others public personas are expected to abide by high standards.

It may evaluate whether an event raises broader issues concerning human rights, but the circumstances surrounding Janša's tweet "are not sufficient for the conclusion that the state is not offering sufficient protection to individuals," the office said.

The reaction comes after Janša published on Tuesday a tweet to his almost 40,000 followers that translates as "the FB page of the public house is offering cheap services by washed up prostitutes Evgenija C and Mojca PŠ. One for 30 euros, the other for 35. #PimpMilan".

The tweet refers to journalist Eugenija Carl and news editor Mojca Pašek Šetinc and implies that public broadcaster RTV Slovenija is a brothel with Milan Kučan, the former Slovenian president, as a pimp.

It was posted just after TV Slovenija ran Carl's report showing several senior SDS members supporting a Facebook group called Legion of Death, which they denied joining voluntarily.

Both journalists said they would sue Janša for defamation and file criminal charges.

 

SOURCE: STA (Slovenian Press Agency)

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